Social o dis-social? / Tik Tok nel mirino del Garante per violazioni alla privacy

Uno dei tantissimi lavori prodotti negli incontri nelle scuole sui temi di “Social o dis-social?”: è stato realizzato dagli studenti dell’IC “D’Annunzio” di Lanciano (CH).

Di ROBERTO ALBORGHETTI

Anche ieri, con il caso della donna di Siracusa che sollecitava gare estreme tra i suoi followers, continuano gli episodi che mettono al centro il social più amato dai minori: Tik Tok. Un altro episodio che rafforza la decisione del Garante per la protezione dei dati personali che  ha disposto nei confronti di Tik Tok il blocco immediato dell’uso dei dati degli utenti per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica. L’Autorità nazionale ha deciso di intervenire in via d’urgenza a seguito della terribile vicenda della bambina di 10 anni di Palermo, coinvolta ed attirata in uno di quei giochi atroci in cui ha tentato di sfidare la morte con una cintura stretta al collo. Il suo cellulare ha ripreso quella prova estrema per essere poi postato sul social Tik Tok, dove da mesi spopola tra i giovanissimi una perversa sfida online, il “Blackout challenge”. Un’assurda competizione che, nel 2019, aveva già provocato la morte di un quattordicenne milanese.  

Ora, sull’episodio palermitano, la grande informazione – su carta ed online – sembra stracciarsi le vesti, sull’onda emotiva di un fatto che indigna. Ma dov’erano tutti qualche giorno prima? Ci ricordiamo benissimo gli articoli ed i servizi elogiativi su Tik Tok (social pianificato e diffuso dalla Cina in tutto il mondo), senza minimamente mettere in discussione la sua “filosofia” fortemente “dis-social” e la sua pervasività giocata sull’egocentrismo spinto all’eccesso dei suoi iscritti. E lo stesso TG 1, solo all’indomani della tragedia di Palermo, è giunto a suggerire che, agli under 14, forse sarebbe meglio togliere il cell, dimenticando in quanti servizi aveva idolatrato proprio il social network cinese…

Quanta ipocrisia! Ci voleva una seconda tragedia, quella di una ragazzina, per capire la pericolosità di Tik Tok? Da anni, negli incontri nelle scuole per riflettere sul libro “Social o dis-social?”, stiamo dicendo che i social – ed in particolare Tik Tok ed alcuni videogiochi – insieme all’abuso degli smartphone, sono ormai diventati una giungla piena di rischi per i minori. Da anni, anche negli incontri di formazione docenti, Tik Tok è sempre stato al centro delle riflessioni: ne abbiamo presentato le caratteristiche e le finalità, analizzandone il format, i contenuti, le modalità in cui si pone nei confronti dei minori, soprattutto delle ragazzine, indotte a comportamenti e a stili di vita che certo non sono passi avanti sul piano della presentazione e della rappresentazione dell’immagine della stessa figura femminile.

Abbiamo sempre stigmatizzato Tik Tok e la sua irrispettosa disinvoltura nella moderazione dei contenuti condivisi e su ciò che viene consentito agli utenti più giovani, tanto da essere anche bannato in alcuni Paesi per via di clip video ritenuti “immorali e indecenti”, soprattutto considerando che almeno un terzo degli utenti ha meno di 14 anni, e che la cosiddetta “Tik Tok star più seguita”, Charli d’Amelio, ha appena 16 anni. Per non parlare di gravissimi episodi che hanno consentito contatti tra minori e “groomers”, gli adescatori in rete. In questi incontri, abbiamo sempre sollecitato genitori ed educatori a mettere un po’ il naso nel consumo che i minori fanno di Tik Tok e di altri servizi online. E soprattutto a verificare tempi, modalità e scelte che i minori attuano – spesso nell’assenza dei genitori – nell’accesso ai dispositivi elettronici. Aspetti, questi, illustrati con chiarezza nel testo “Social o dis-social?” (Funtasy Editrice), che tante scuole continuano ad adottare. E qualcosa si sta muovendo, anche se gli allarmi rischiano spesso di restare inascoltati da genitori (e da un’opinione pubblica) arrendevoli, fatalisti e menefreghisti.

C’è da dire che il Garante della protezione dei dati personali, il mese scorso, aveva già contestato a Tik Tok una serie di violazioni. Il 22 dicembre scorso aveva infatti annunciato procedimento formale contro Tik Tok contestando tra l’altro il “divieto di iscrizione – così si legge nel comunicato ufficiale – ai più piccoli facilmente aggirabile, poca trasparenza e chiarezza nelle informazioni rese agli utenti, impostazioni predefinite non rispettose della privacy.”

Ora, dopo l’episodio di Palermo (ma quanti altri casi sono sopportati nel silenzio?) l’Autorità ha deciso un ulteriore e più decisivo intervento al fine di assicurare immediata tutela ai minori iscritti al social network in Italia. L’Autorità ha dunque vietato a Tik Tok l’ulteriore trattamento dei dati degli utenti “per i quali non vi sia assoluta certezza dell’età e, conseguentemente, del rispetto delle disposizioni collegate al requisito anagrafico”. Il divieto durerà per il momento fino al 15 febbraio, data entro la quale il Garante si è riservato ulteriori valutazioni. Il provvedimento di blocco verrà portato all’attenzione dell’Autorità irlandese, considerato che recentemente Tik Tok ha comunicato di avere fissato il proprio stabilimento principale in Irlanda.

Tik Tok sentiva ormai di essere nel mirino. E proprio qualche giorno fa (!) aveva annunciato una serie di modifiche alle proprie “linee guida”. Secondo quanto riportato dal giornale inglese “The Guardian“, aveva promesso nuove misure in merito a contenuti autolesionisti e con tendenze suicide, inclusi quelli legati ai comportamenti alimentari; bullismo e molestie, inclusi doxing (ossia la pratica di cercare e diffondere pubblicamente online informazioni personali e private, dati sensibili riguardanti una persona con finalità malevoli), cyberbullismo e molestie a sfondo sessuale; sfide o giochi estremi che minacciano la sicurezza personale; persone o organizzazioni pericolose ed estremiste. Certo, intanto sarà difficile riparare agli effetti indotti in questi ultimi anni sul benessere mentale e fisico. E purtroppo, un annuncio non ha permesso di evitare che una ragazzina finisse nel vortice violento di una Rete che – come ha detto il “padre” di Internet, Tim Berners Lee (vedi “Social o dis-social?”, pagina 4) è ormai arrivata a produrre atti e comportamenti che la rendono un fenomeno “anti umano”.

Roberto Alborghetti , Autore di Social o dis-social? Misura il tuo modo di stare bene nella rete, Funtasy Editrice, Info: funtasyeditrice@gmail.com

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